Quel che resta del bon ton

di Victoria Giallo

Fino a qualche decennio fa, il bon ton era una questione di regole, da imparare e mettere in pratica senza tentennamenti, incertezze o discussioni. Diciamocelo: era più facile. Adesso sul galateo è calata la nebbia del dubbio, della valutazione a seconda del contesto. Esempio classico, in un saluto-presentazione, abbiamo un nanosecondo per capire se l’uomo che abbiamo davanti ci darà una vigorosa e paritaria stretta di mano o se, invece, ci omaggerà di un baciamano. Il fraintendimento produce brevi ma imbarazzanti colluttazioni: l’evanescenza delle regole ha trasformato il gentiluomo e la signora in due pistoleri che si scrutano nella sfida all’Ok Corral.    
Tutto questo nasce, lo sappiamo, dall’evoluzione dei costumi che, dagli anni Sessanta, ha portato le donne a misurarsi in ambiti tradizionalmente maschili, a competere più o meno alla pari con gli uomini, il che rende non solo anacronistico, ma persino sottilmente discriminatorio l’omaggio feudale-cavalleresco per il quale gli uomini ci scostano la sedia, ci accendono la sigaretta, ci aprono porte e sportelli di automobili. Anacronistico, sì, ma anche piacevole. Noi, donne di oggi, siamo sospese tra il rivendicare, con virili strette di mano, la nostra agognata parità e il ripensare con un filo di nostalgia a quelle attenzioni che ci venivano riservate quando eravamo il “sesso debole”. Fermo restando che possiamo sempre giocare su due tavoli: smettere i panni di donna in carriera e, per la soirée, indossare ancora quelli della donna eterea, bisognosa di premurose cortesie.

Del resto, non è stata solo l’avanzata femminista ad allentare le regole del bon ton.

Lasciando da parte i ruoli di cavaliere e madonna, tutti i rapporti interpersonali sono diventati più informali, easy going. Darsi del “tu” tra semisconosciuti, allentare il nodo della cravatta e appoggiare la giacca alla spalliera della sedia, rannicchiarsi su un divano sono tutti gesti che sacrificano l’estetica del rapporto formale in nome di un contatto più libero e più autentico tra le persone. E questo ha una sua piacevolezza.
E allora? Allora la soluzione è vivere il nostro tempo, adeguandoci al suo stile relazionale e godendo di quella famigliarità di rapporti che ci offre. Ma. Ma, intanto, teniamo a mente le “regole” e trasmettiamole ai nostri figli. Capiterà, ogni tanto, che ci si immerga in qualche situazione formal. E noi potremo sfoderare il nostro bon ton d’antan, come si indossa un’alta uniforme.