La borsa delle donne

di Shisha

E’ possibile che la cosa abbia avuto inizio con Mary Poppins. Prima, mi ricordo molto bene, le borsette erano BORSETTE. Piccoli e civettuoli contenitori di un universo femminile circoscritto e prevedibile. Rovistare nella borsetta di mia madre era un’attività priva di sorprese ma sempre seducente. Posso ancora enumerare gli oggetti che ne emergevano: onnipresenti rossetto e portacipria, un piccolo pettine, una piccola boccetta di profumo, uno specchietto che stava in una taschetta, un borsellino mignon (tanto non c’era ancora quel proliferare di cards che adesso trasformano i nostri portafogli in mattoni buoni per l’edilizia), un fazzolettino con il bordo di pizzo, patente, chiavi. Mi direte che è tanta roba. Sì, ma tutta piccola, comodamente alloggiata seppure in uno spazio ristretto.

 Poi è arrivata la tata inglese, con la sua grande e magica borsa. Sarà un caso, ma da lì in poi le borsette vezzose sono diventate rare. Si sono puntualmente viste al braccio della potente Margaret Tatcher anche quando riceveva in casa sua, ma, avrete notato, l’altrettanto potente Angela Merkel solca il parterre internazionale a mani libere, senza portarsi neanche un fazzoletto da naso.
Le altre donne, quelle che non governano i destini della politica, hanno seguito un diverso processo evolutivo della borsetta: la borsa, sempre più grande e capiente.

Premetto che parlo a titolo personale, ma io non mi sono allineata. Ho infatti notato che la mia visione dell’universo borsa non coincide con quella di molte amiche e colleghe.
Io credo che in borsa debba esserci il minimo indispensabile: chiavi, soldi, telefono, documenti, occhiali, se non li ho sul naso, e, confesso, sigarette e accendino. Questo perché amo non portare un grave peso sulla spalla, che è deleterio per la salute della spalla stessa e della colonna vertebrale. Viceversa, mi è capitato di sollevare borse altrui: un peso come facessero l’idraulico. Normalmente non riesco a tenermi e sfotto: hai un secondo lavoro e me lo hai tenuto nascosto tutti questi anni? Mi perde il rubinetto, passi un momento da me?

Ti sei portata l’incudine casomai dovessi ferrare il cavallo? Gli uomini, evidentemente, conoscono meglio questa tipologia di borsa che la mia. Infatti, mi è capitato più di una volta che mi abbiano chiesto se, per caso, avessi in borsa cose strane, una pinzetta, ad esempio. Anche in questa circostanza, non mi trattengo: un cacciavite non ti serve? Ora, se una sta fuori tutto il giorno, è normale che si porti dietro il trucco, ma le pinzette? Per il caso che lungo la strada si venga prese da un insopprimibile bisogno di eliminare un pelo che ci è sfuggito nella nostra permanenza in bagno?

Il fatto è che la vita delle donne d’oggi impone carichi. E non sto parlando solo di responsabilità, ma anche di pesi veri e propri, quale che sia il ruolo che giocano. Facciamo il gioco delle tipologie di donne abbinate al contenuto delle loro borse.
La donna fashion: trousse per il maquillage, pettine, spazzola, lacca per capelli, deodorante, creme varie…
L’intellettuale: libri, libri, libri…
La donna in carriera: tablet o netbook, due cellulari, cartelle di documenti da visionare…
La mamma di bambini piccoli: pupazzi, macchinine, merendine, salviette detergenti, cerotti…
Pensate un po’ alla borsa di una donna in carriera fashion, amante della lettura e con figli piccoli…

Comunque, che la borsa sia piccola o che sia grossa, piena di tasche e scomparti o a sacca, tutte abbiamo in comune il problema che non si trova mai niente. Io le ho provate tutte. Borsa a secchiello: tutto mischiato, infili la mano e tasti; non trovi e cominci a tirare fuori cose con fare nevrotico. Quindi... borsa a scomparti: ogni cosa ha suo posto. In uno le chiavi, nell’altro borsellino e documenti, altrove, sigarette e cellulare. Tutto bene, per qualche giorno, poi non ricordo più qual è lo scomparto di cosa e tutto ricomincia da capo...

Una domanda sorge spontanea: come faranno mai i maschi a sopravvivere con le sole tasche?