Un’icona dello stile (maschile): JFK

di Paolo Prato

Sono passati cinquant’anni da quella mattina di Dallas e i media ci stanno dando dentro con servizi, interviste, ricostruzioni. Mezzo secolo è un tempo abbastanza lungo per consentire un approccio ambivalente: da un lato, rafforzare il mito e, dall’altro, sottoporre a revisione, evidenziare luci e ombre. Tra il mito e la storia, non c’è dubbio, il primo è più forte. Per questo scommetto che, passata la data dell’anniversario, dubbi e scandali torneranno nei cassetti e del giovane presidente assassinato si ricomporrà l’immagine positiva, quella dell’energia e della speranza. Il 22 novembre 1963 noi bloomers eravamo appena nate, o bambine o, al massimo, adolescenti. Per questo la nostra memoria dell’evento non è così nitida, considerando anche il fatto che l’era dell’immagine doveva ancora sorgere e che l’informazione televisiva era agli esordi, con mezzi pionieristici. Tutte però ricordiamo, per averlo visto allora o in seguito, il tailleur rosa di Jackie. Personalmente, per la verità, ho più chiaro il ricordo del funerale, che mi ha stranamente commossa. Tanto che, dopo, ho cominciato a guardare con attenzione tutte le foto della famiglia Kennedy, doviziosamente offerte dai rotocalchi.

Non vorrei essere tacciata di frivolezza e di superficialità se, nel momento in cui si ricorda l’operato di un presidente, io fermo l’attenzione sul suo stile. Da grande ho studiato storia e potrei in effetti parlare di Guerra fredda, Nuova Frontiera eccetera. Ciononostante, desidero parlare di quell’ingenua venerazione infantile per il giovane e bell’uomo che, nel tempo, è diventata ammirazione per la sua classe. JFK, per me, è ancora oggi un’icona dell’eleganza maschile. Non solo per la sua immagine pubblica, ma anche, forse soprattutto, per quelli con cui è ritratto in contesti famigliari e informali. Camicia bianca con le maniche arrotolate, pullover smanicato con scollo a V, pantaloni con le pinces oppure polo, cardigan e pantaloni bianchi, il tutto indossato con naturale distinzione… per non parlare delle suo foto in smoking, in frac, in tight. Quella è per me rimasta l’immagine intatta dell’uomo dotato di stile, la pietra di paragone dell’eleganza maschile.

Che è ormai più rara dell’araba fenice. Non voglio dire. Magari, fortunate voi, avete accanto un uomo che sa scegliere il suo abbigliamento e portarlo con il giusto aplomb. Mi sento di dire che rappresentate l’eccezione. Di norma, noi donne comuni facciamo apprezzabili sforzi non per essere la principessa delle favole, ma per abbinare colori e accessori con un minimo di gusto, per vestirci in modo adatto alle diverse situazioni. E loro? Io vivo con un uomo a stazzonamento rapido, che in un quarto d’ora ottiene il look da Tenente Colombo quale che fosse la condizione di partenza. La media dei nostri uomini tiene il minimo sindacale dello stile in situazioni pubbliche, ma, non appena varca le mura domestiche, diventa una specie di clochard con felpa sformata macchiata di sugo. E magari, per far buon peso, con i bermuda. E allora lasciatemi sognare di uscire una sera al braccio di JFK. Giusto così, per evadere un attimo. Poi torno.

E che dire di Jackie? Alla prossima puntata!