Il nuovo che avanza

di Norma Desmond

La mia condizione anagrafica mi richiede un certo sforzo nell’affrontare il tema. Appartengo alla folta schiera dei rottamandi che debolmente gioca in difesa, incalzata dall’avanzata dei Nuovi. Generazionalmente parlando, sono in parte sollevata all’idea di scaricare il fardello dell’impegno su spalle più giovani. Sono anche contenta di vedere rinascere la passione in una gioventù che temevamo condannata all’ergastolo dello smartphone. Sono intenerita dalla freschezza delle utopie e ammirata dall’energia e dalla spavalderia dei giovani leoni. Belli, tutti ancora in garanzia, appena usciti dal cellophane.

Bene ragazzi. Possiamo passare i pomeriggi alla bocciofila o sdraiarci sotto le palme di una spiaggia caraibica, con un drink in mano. Adesso ci sono loro che provvedono. C’è però un dettaglio che non mi convince: il principio per cui l’assenza di esperienza sarebbe garanzia di buone pratiche. Se dovessi, poniamo, sostituire la valvola aortica, secondo la stessa logica dovrei rifiutare di farmi operare dal cardiochirurgo che da decenni occupa un posto riparando cuori malandati e pretendere di essere operata dall’infermiera, giovane, carina e non corrotta da vetusti studi di medicina. Bah.