Mariti in ritirata

di Patrizia Varetto

A un certo punto, vanno in pensione. Da anni fantasticavano sull'avvento di quel giorno meraviglioso che aveva il significato di una rinascita. Anche voi, pur dotate di sano realismo e pur avendo presente che la nuova condizione nascondeva dei rischi, avete sognato insieme a lui, spingendovi a immaginare vacanze fuori stagione su un camper accessoriato, lezioni di tango in coppia, nuove relazioni sociali fluidificanti. E, per il vostro matrimonio, una nuova primavera.
La realtà vi ha presto disilluse. Andare in pensione, per gli uomini, nella maggior parte dei casi è devastante. Equivale a quello che per un cetaceo è spiaggiare. Dopo i primi giorni di euforia, il divano diventa la plancia di comando. E se fino a qualche giorno prima avevano a ridire sulla camicia mal stirata e sulla piega non a piombo dei pantaloni, adesso si aggirano per casa in tuta slabbrata o abbigliamento casual mal assortito, con la barba lunga e il capello sparato.
Vivacchiano annoiati, tra giornale, tv e qualche altro passatempo, senza grande slancio.
Solo verso l'ora dei pasti si verifica una mutazione ferina. Si affacciano in cucina e se il colpo d'occhio non li rassicura, subentra una frenesia da astinenza che mette in agitazione anche voi.
La stessa eccitazione insorge in prossimità del banco della gastronomia del supermercato. Per non parlare di Eataly: se frequentate questi templi del gusto, potete constatare quanti uomini soli si aggirino tra gli scaffali con l'occhio infoiato. E non c'è bellezza di passaggio in grado di distrarli.
Peccato che voi stiate procedendo nelle direzione opposta: non solo pensavate di svincolarvi finalmente dalla schiavitù della cucina, ma con il passare del tempo tendete a optare per una riduzione delle quantità di cibo e una semplificazione dei piatti.
Il cibo è solo uno dei tanti esempi possibili delle turbolenze che emergono in questa fase della vita di coppia, in cui vi trovate per la prima volta a convivere a “tempo pieno” senza esserne preparate e dopo profonde mutazioni reciproche di cui non vi eravate accorte. A voi non resta che attrezzarvi. Quello che avete sognato di fare dopo i Cinquanta, fatelo da sole o con le vostre amiche ma, ogni tanto, non dimenticate di passare da Eataly o in gastronomia (ma anche da Picard che è più economico) e mettete in tavola qualche manicaretto a cui, volendo, potete dare un tocco personale. Così ci mettete una porzione di affettività e vi sentite meno in colpa.