Moda esagerata:
indossare una wunderkammer

di Natascia Lintz

Le wunderkammer erano le cosiddette “stanze delle meraviglie” in cui, a partire dal tardo Rinascimento, mecenati e aristocratici raccoglievano senza un criterio se non il loro gusto, oggetti d' arte e di alto artigianato ma anche stranezze e “meraviglie” esistenti in natura e provenienti spesso da paesi lontani: animali rari impagliati, oggetti d'avorio, mostruosità, reperti.
Si componevano così mirabolanti collezioni di cui si favoleggiava, con grande “ritorno di immagine”, come si direbbe oggi, del mecenate-proprietario.

La suggestione della wunderkammer è arrivata anche nella moda, sempre alla ricerca di nuovi stimoli. Negli abiti wunderkammer, come nelle “stanze delle meraviglie” ocabinet de curiosité, convivono il raro, lo stucchevole, l'eccessivo, il fosco. Comunque tutto ciò che è al di fuori della portata del comune mortale.

Se volete capire di cosa stiamo parlando, digitate su Google Immagini “wunderkammer chiuri piccioli”.
Chiuri e Piccioli sono i due stilisti responsabili del marchio Valentino. Hanno disegnato la collezione inverno 2013-2014 intercettando la tendenza dei super ricchi a esagerare.
Bestiari stampati sui tessuti, insetti, perle e rami di corallo ricamati, ma anche impalpabili leggerezze e trasparenze impreziosite di jais.
Un eccesso in grande stile, abiti che sembrano costumi teatrali. Impossibile non restarne abbagliati e ammirati, anche se un retro pensiero affiora davanti a tanto sfarzo. Chi li indosserà, questi vestiti esagerati? E quante mani femminili, e quante ore di lavoro, e di quante donne, ci sono volute per cucire, ad una a una, le migliaia di perle di fiume e jais per un solo abito e per una sola donna?
Domande oziose, è il mercato a dettare legge, e il mercato in questo periodo segnala chiaramente una crescita nella domanda dei beni di lusso e super-lusso. Aumenta la povertà, aumenta di pari passo la ricchezza di pochi. Ma che dire? Ben vengano gli abiti wunderkammer se contribuiscono a far girare la stanca ruota dell'economia italiana e a tenere alta la bandiera del made in Italy.