A proposito di mutande

di Shisha

Dato che bloomers vuole anche dire mutande, dedichiamo loro un po’ di attenzione. Le mutande sono una questione di stile? Ebbene, sì.
Stop.Non sono in procinto di lanciarmi in un’analisi comparativa di pizzi, trasparenze, lustrini e volants.
Non voglio occuparmi di momenti di intimità, in cui il succitato capo di biancheria assume una rilevanza dettata dal contesto. Molto più prosaicamente, vorrei mettere sotto il riflettore le mutande allorquando queste si impongono, sfacciate e intempestive, all’attenzione “pubblica”.

Sorvolo sulle esibizioni di griffes dell’intimo da parte di adolescenti con pantaloni di cui dire “a vita bassa” non rende giustizia alla consapevole ricerca dell’estremo: pantaloni che rimangono disperatamente aggrappati alle creste iliache fintantoché colei che li indossa sta in piedi, ma che scivolano in zona decisamente gluteo non appena la stessa si siede. Non credo che questo “stile” possa risvegliare desideri di emulazione in noi bloomers.
C’è però un’insidia di cui spesso cadiamo vittime: gli elastici e le cuciture. Se indossiamo gonnelloni folk o pantaloni larghi, stile pashtun, il problema non si pone: l’ampiezza del capo nasconde qualsiasi magagna. La faccenda cambia sotto pantaloni attillati, magari elasticizzati, o sotto vestitini di maglia o comunque sotto capi aderenti di tessuti leggeri, peggio ancora se chiari. 
In simili situazioni, non c’è via di scampo. Le mutande segano il gluteo a metà e l’armonia della linea risulta irrimediabilmente compromessa, anche se non si tratta di un gluteo particolarmente prosperoso, anche se il “lato B” farebbe ancora la sua bella figura. Il problema è sempre lo stesso: la pelle non più tonica “cede” sotto la minima pressione
Io, che sono una vera amica, quando vedo amiche in simili situazioni, non taccio. Dico loro che stanno MALISSIMO, che una cosa del genere non si può guardare, che non è solo brutta, ma anche sciatta. Potrete facilmente immaginare quanto le mie amiche mi vogliano bene… Al mio suggerimento di mettersi un perizoma (o tanga, o brasiliano, o come diavolo si chiama) la risposta più frequente è «quella roba in mezzo alle … non la sopporto». Al che io replico: «certo che se ti compri un perizoma con pizzi che sembrano fatti di cartone e ortica tanto sono duri e pungenti…».

Che fare? Prima di tutto riconoscere che quella dicuisopra è veramente una questione di stile, per cui è il caso di tentare di sbirciare i quarti posteriori allo specchio prima di uscire. In secondo luogo, compriamo le mutande giuste. Esistono quelle fatte senza cuciture, tagliate a laser, di materiali leggerissimi e morbidissimi. Ne esistono di fogge diverse, dal perizoma al modello classico. E sono davvero invisibili e di costo più che abbordabile.
Se proprio non volete abbandonare le classiche mutande di cotone, magari a costine, niente di male. Solo, vi consiglio di abbinare il pantalone bianco di stretch a una camicia abbastanza lunga da coprire la zona in questione.