50forever

Recentemente mi è capitato di leggere un articolo di Elisabetta Muretti, comparso su D, l’inserto di Repubblica, il 21 settembre 2013. L’articolo, dal titolo Neofemminilità, mi è parso molto interessante. La giornalista riferisce di un segnale di profondo cambiamento nella mentalità delle donne manager newyorkesi. Fino a pochi anni fa c’era il trionfo dell’apparenza. Alla comparsa della prima rughetta, via di corsa, a spianare e levigare a colpi di bisturi. Via tutti i segni del tempo, per apparire più rampanti nel mondo degli affari e per conservare le relazioni con giovani e scultorei amanti.

Oggi non è più così. Le donne che occupano posti di responsabilità sanno che la loro posizione di lavoro è diventata più difficile: la crisi ha falcidiato anche molti ruoli dirigenziali. Così, le manager preferiscono rinunciare alla facciata di eterna, splendente giovinezza per un aspetto più rassicurante, capace di rappresentare e comunicare affidabilità, maturità ed esperienza. Dimostrare cinquant’anni non è più un tabù, anzi. I chirurghi estetici di grido hanno fiutato l’aria e offrono interventi e trattamenti “leggeri”, che aggiustino un po’ ma senza falsificare. L’aspetto cinquantenne non deve essere cancellato: semmai conservato il più a lungo possibile.

Anche al di fuori dello spietato mondo del business, dobbiamo constatare che la “rifatta” integrale ha perso parecchio del suo appeal. Certo, qualche Barbie fuori tempo massimo si aggira ancora sulla scena pubblica e in qualche salotto non eccessivamente raffinato. Ma il vento soffia da un’altra parte. Le facce levigate, tipo bambola di biscuit, sono inespressive e anche un po’ inquietanti. Le labbra a canotto sono, a dir poco, di cattivo gusto. Anche tra noi (che pure non siamo tutte top manager) si sta diffondendo un certo fastidio per l’artificio plateale, per l’ossessiva ricerca di una sovrumana perfezione. Anche tra noi “cinquanta” comincia a essere trendy. Ma “cinquanta” non è il canto del cigno. Non è l’ultima spiaggia.

Roberta Esposito, che è la nostra estetista di riferimento, mi confida che il suo lavoro consiste soprattutto nello svelare e nell’esaltare il viso delle donne di tutte le età, perché ogni età ha la sua particolare bellezza. Ciò che appanna questa bellezza non sono le rughe e i segni del tempo, che, anzi, possono essere un elemento di fascino. A condizione che la pelle non sia opaca, spenta. Svegliarsi ogni mattina e vedere allo specchio l’immagine della Signora delle Camelie può gettare nello sconforto e nella depressione anche la più ottimista di noi. La soluzione, continua Roberta, è una cura costante senza essere ossessiva, che permetta al viso di esprimere luce, energia, salute. Conviene, insomma, cercare un’aurea via di mezzo tra il bisturi estremo e la resa incondizionata, l’amara rassegnazione. Prendiamoci cura della nostra pelle senza rinunciare alla nostra età. Ricordate che cosa disse Anna Magnani al suo truccatore? «Le rughe non coprirle che ci ho messo una vita a farmele venire». Già…