...  Asine e Bloomers

di Crg

Mia nonna Virginia, davvero una bella donna, quando sentiva elogiare la bellezza di questa attrice o di quella conoscente, si inalberava. «Che merito c’è a essere belle da giovani? Sono capaci tutte» diceva con una certa acrimonia «quella è la bellezza dell’asino».Una piccola ricerca sull’origine di questa espressione porta al seguente risultato: pare che si tratti di una traduzione travisante del francese beauté de l’age, semplice e diretto modo per attribuire una certa bellezza alla giovane età. Pare che l’espressione sia passata attraverso il dialetto genovese, in cui l’age è stata tradotta per assonanza con ase, asino.
Le deformazioni linguistiche popolari, tuttavia, hanno sempre le loro ragioni

La bellezza giovanile, secondo questo detto, è una bellezza “ignorante”, immeritata, priva di vero valore. La vera bellezza, diceva mia nonna Virginia, si vede quando una donna invecchia. Perché, dico io, diventa una bellezza “sapiente”. Non sto parlando della sapienza degli artifici (creme maquillage, bisturi). Parlo di quel livello della bellezza che diventa pienamente visibile solo quando l’altra scompare, quell’insieme vago eppure riconoscibile di fascino, energia, intensità.

Attenzione: non sto per nulla parlando dell’”essere belle dentro” odiosa ipocrisia per dire «sei una cozza, fattene una ragione». Parlo di vera bellezza, quella che attira lo sguardo e l’ammirazione. Parlo di volti vissuti, di occhi segnati ma con la luce dentro. Bene, quella è la bellezza che non sfiorisce. Del resto, ragazze, quelle che hanno investito tutto il loro patrimonio esistenziale sulla  “bellezza dell’asino” sono destinate a una perdita secca oppure a rincorrere illusorie panacee. Vedete, le tette cascano, la classe no.