Come porti i capelli bella bloomer?

di Shisha

In questa faccenda, io sono di parte. Da oltre vent'anni porto i capelli cortissimi, seppure cambiando abbastanza spesso stile del taglio e colore. Da un paio di decenni, il mio parrucchiere sa che il tempo che sono disposta a dedicare ai capelli è quello di una vigorosa passata di asciugamano dopo la doccia e che, pertanto, deve ingegnarsi a farmi un taglio “autosufficiente”, che non richieda alcuna manutenzione. Non possiedo un pettine e ricorro al phon (con risultati abbastanza discutibili) solo nel cuore dell'inverno e solo quando faccio la doccia in palestra.

Detto questo, mi permetto comunque alcune considerazioni. La chioma lunga, fluente e scarmigliata come da un vento di tempesta può di certo creare un'aura di fascino selvaggio in una giovinetta, ma dopo una certa età il risultato rischia di essere quello di un look stile Maga Magò. Dico questo pensando a due aspetti dell'estetica bloomer. Il primo, è quello più generale dell'ordine della persona. Non so che ne pensate, ma secondo me un giovane può esibire uno studiato disordine come una cifra stilistica, mentre, oltre una certa soglia d'età, un aspetto trasandato dà subito un'aria da drop out, un vago richiamo alla vecchiaia triste da ricovero. I capelli, lunghi o corti che siano, sono la linea del Piave per la conservazione di un aspetto decoroso e piacevole. Lunghi o corti, i capelli devono essere in perfetto ordine: pulitissimi, freschi di taglio e di tinta. Lasciamo l'esibizione della ricrescita alle rock star. Evitiamo anche la coda di cavallo fatta con l'elastico del prezzemolo. Contrariamente a quanto si evince dall'omonimo serial, le Desperate Hausewives non sono quelle appena uscite dal parrucchiere, ma quelle che proprio non ci mettono piede. Se l'ordine è il prerequisito minimo, la seconda questione è la scelta della pettinatura, strategicamente molto rilevante. Ribadisco: io tifo per il corto, ma anche il lungo può essere gestito con perizia. Il mio parrucchiere, che la sa lunga, sostiene che quando i lineamenti vanno “giù”, i capelli devono andare “su”. Detto in altre parole, i capelli che scendono lungo il viso, accompagnano, sottolineano e rimarcano la “discesa” di tutto quello che un tempo stava molto più su. Non solo (non illudiamoci!) non nascondono e dissimulano, ma, anzi, accentuano.
La scelta, a questo punto, si fa soggettiva perché (verità lapalissiana) una pettinatura si deve adattare in primo luogo alla forma del viso e alla personalità. Ma diamo comunque una regola generale: lasciare libero il viso. Prendete in considerazione tagli opportunamente scalati sul lungo, frangette minimali, volumi ridotti e altre soluzioni che non “schiaccino”. Pare poca cosa, ma il risultato è notevole.