Donne grandi/uomini giovani: quale destino ?

S’ha da esser lievi, con lieve cuore  e mani lievi,  tenere e prendere, tenere e rendere…..
Hugo von Hofmannsth

di Rosa Porasso

Diventa sempre più comune, in parallelo alla crescente importanza delle donne nella nostra società, la coppia donna più grande/uomo giovane. In questo tipo di rapporto, è sicuramente presente il desiderio da parte della donna di mantenersi eternamente giovane attraverso la gioventù dell’altro, così come vediamo nella più consueta coppia uomo grande (spesso vecchio)/donna giovane (spesso giovanissima). Ma non c’è solo questo. Nelle fantasie di rapporto non solo proiettiamo ciò che ci manca, la persona amata non è semplicemente uno specchio, guardando il quale possiamo raggiungere noi stessi. In amore, intuiamo le qualità nascoste dell’altro, offrendogli immediatamente, con il nostro affetto, la sensazione di poterle concretizzare. Ogni fantasia di rapporto nasconde, insieme con la speranza di superare la separatezza dagli altri, il desiderio della propria individuazione. Nelle fantasie di coppia è insita l’enorme capacità propulsiva di farci vedere nuovi ai nostri stessi occhi e di farci crescere oltre i nostri limiti. E allora, lavorando su ciò che questo tipo di coppia ci può dare e su ciò che possiamo noi dare, qual è la sua caratteristica peculiare?
Si tratta di un amore fugace, di una primavera che a stento arriva all’estate e certo non sopravvive all’autunno e all’inverno.
La donna si vive, generosamente, come colei che può trasmettere al “giovane dio”, capace di accenderla ancora, qualcosa della propria esperienza. L’uomo vede in lei una sorta di “dea dell’amore”, che lo vizia e lo ricopre di doni, facendolo sentire un “fanciullo divino”. Che la donna possa esprimere anche tratti materni non lo disturba affatto. È il momento meraviglioso dell’inizio, della primavera, in cui ogni cosa è perfetta. Dopo un po’ di tempo il giovane comincia a comportarsi in modo diametralmente opposto alle indicazioni della donna. Lei vuole insegnargli l’amore per la cultura e lui si entusiasma per il motocross, procurandole così un senso di perdita e di estraneità. La donna tentenna tra il lasciarlo andare e il trattenerlo a sé. La crisi si approfondisce e diventa incolmabile quando il giovane si innamora di una ragazza della sua età e lascia la donna, che si sente triste, incollerita, delusa, sfruttata.Le donne, in questo tipo di rapporto, si vedono simili alla dea madre, si sentono rassicurate nella loro femminilità e vedono il giovane amante come un giovane dio, che ancora una volta porta nella loro vita la primavera dell’amore e al quale, a loro volta, la possono portare. La donna si sente molto donna ed è consapevole dei propri valori.Non a caso oggi vengono riscoperte le antiche dee madri nel loro splendore e nella loro grandiosità.  E proprio un mito, quello babilonese di Ishtar e Tammuz ci aiuta a capire questo rapporto. Ishtar, la grande dea madre celebra in primavera il matrimonio sacro con Tammuz, pastore divino e suo figlio-amante.
È il momento in cui la vegetazione fiorisce e la vita stessa può rifiorire. Quando sopraggiunge la siccità estiva, però, Tammuz, ucciso da una donna demone, deve scendere agli inferi. Ishtar, non riuscendo a consolarsi della sua perdita, va a cercarlo presso la dea della morte. Anch’ella muore, ma gli dei le inviano l’acqua della vita ed ella rinasce, rendendo di nuovo fertile la terra. Risulta evidente, in questa vicenda, come la dea dell’amore, che è anche dea madre, rimanga sempre legata al suo amato figlio, nell’amore e nel dolore. Ella è costretta a lasciarlo, ma partecipa alla sua gioia e al suo dolore. Il rapporto, però, è diventato tutt’altra cosa.Grande è la coscienza della caducità di questo tipo d’amore. La madre verrà lasciata, come tutte le madri. Si tratta di comprendere che la sensazione vitale e dinamica è passeggera, ma ci insegna qualcosa che ha a che vedere con la con la possibilità di separazione da un figlio, con la possibilità di un amore che non ha più a che vedere col possesso. Perché se, passato il momento primaverile, non riusciamo a lasciare libertà al giovane, vivendoci come colei, importantissima, che l’ha condotto alla vita, ma non più partner, diventeremo delle ridicole “sempre giovani” rifatte, continuamente a rischio di sentirci, una volta tolto il trucco, vecchie ciabatte.

Rosa Porasso è psicanalista e arteterapeuta
 r.porasso@virgilio.it