Pronte per un nuovo inizio?

E' il momento di guardarci dentro per cogliere le belle opportunità che questa stagione della vita ci offre

di Rosa Porasso

Avviso ai naviganti: chi aborre la problematicità non clicchi qui. Parlare di psiche vuol dire inoltrarsi in territori sconosciuti, pianure assolate, picchi ghiacciati, mari oscuri. D’altronde un quadro ben riuscito ha ombre evidenti, che recano in dono profondità.Partire è sempre arduo. Appoggiamoci quindi ai nomi, in primis a to bloom da cui bloomers deriva. Il vocabolario ci dà come primo significato “fiorire”. Fiorire porta con sé l’idea di tempo ciclico, naturale. Tempo di fiorire, tempo di sfiorire, tempo di rifiorire. Il tempo delle donne si è configurato, fino alla menopausa, come un tempo circolare, dominato dalle mestruazioni e dal binomio “sono incinta/non sono incinta”. Con la menopausa ritorna un tempo simile  a quello prepubere ( e  spesso donne che stanno entrando in  menopausa sognano di avere prime mestruazioni, quasi a significare un nuovo inizio), un tempo sagittale,  che può essere vissuto come tempo dell’invecchiamento, ma anche come tempo della libertà, innanzitutto libertà dalla gravidanza.Rifiorire porta con sé l’idea della seconda giovinezza.Ma come si configura questo nuovo inizio ?  Immediatamente siamo confrontate con due diversi vissuti. Quello depressivo “sono vecchia, non c’è più tempo” e, al suo opposto, quello maniacale “mi sento così giovane,  è come se il tempo non passasse”. Prendiamo in considerazione queste affermazioni,  c’è del vero in ognuna di esse. La prima: il tempo è passato, alcune occasioni sono andate perdute (ad esempio il fare figli per chi non li ha concepiti), si sono prese strade che sembrano non averci portate a niente, portiamo delle cicatrici, qualcuno se n’è andato per sempre, il nostro corpo invecchia, le energie diminuiscono. Affrontare questi vissuti comporta il confronto con un risvolto prettamente interiore e un altro più sociale. Partiamo da quest’ultimo: siamo strette in un immaginario ideale che ci vuole perennemente giovani, si è giovani molto a lungo e poi si crolla nella vecchiaia. Diceva una mia paziente: “Nessuno mi guarda più, sembro diventata trasparente”.L’aspetto più interiore: devo fare i conti con ciò che sento finito e che, nel bilancio della mia vita non ha funzionato, ed imparare a perdonarmi. È un lungo lavoro che ha a che vedere col potare i rami secchi  (il passato, tutte quelle convinzioni , punti di vista ossificati, affetti che hanno fatto il loro tempo) e col poter amare le proprie defaillances.L’ altro atteggiamento, quello  maniacale ha come caratteristica la negazione, il pericolo è il non sentire e il ridicolo di essere delle vecchie bambine. Il risvolto positivo è il riconoscimento dell’energia e dei talenti ancora intatti.Ambedue i vissuti domandano una trasformazione. Sempre più le donne  arrivano in analisi dopo i cinquanta, il che da una parte parla di disagio ma dall’altra di un bisogno e di una speranza di cambiamento ancora viva. Ma quale cambiamento ? quali possibilità ? quali identità ? Il tentativo di risposta, anzi, piuttosto,  l’apertura di ulteriori domande, a un prossimo, spero fecondo, rapporto con le visitatrici di questo sito.

Rosa Porasso è psicanalista e arteterapeuta
 r.porasso@virgilio.it