Se vecchio equivale a malato

Esiste qualche concreta possibilità che dal 2018 la vecchiaia sia considerata una malattia?
La scadenza forse è troppo ravvicinata, ma a quanto pare, se ne parla da tempo.
Parrebbe infatti che l'Organizzazione Mondiale della Sanità stia valutando se classificare l'invecchiamento come patologia. La soglia sarebbero i settantanni, un'età in cui aumenta l'insorgenza di una serie di malattie destinate a cronicizzarsi: diabete, problemi cardio-circolatori, Alzheimer. Alle malattie vere e proprie si aggiungono le criticità che accompagnano l'invecchiamento senza rappresentare delle vere e proprie malattie.
La possibilità di classificare come “malati” persone ancora in buona forma fa a pugni con le iniziative e le campagne mediatiche in favore dell'invecchiamento attivo, e dimostra quanto sia arretrata, in Occidente, una cultura dell'invecchiamento capace di valutare in modo equilibrato gli aspetti di una fase della vita che interessa un sempre maggior numero di persone.
L'equazione vecchi=malati viene spacciata come portatrice di benefici per gli anziani in termini di sperimentazione di farmaci per fronteggiare la patologia generale (vale a dire la vecchiaia). Sperimentazione che in realtà darebbe via libera all'ingresso massiccio sul mercato di nuovi farmaci: una manna per le Case farmaceutiche.
Che cosa possiamo fare, bersagliati come siamo dal mercato da una parte e costretti a forza in una categoria che farebbe di noi dei pazienti? Nient'altro che resistere, con buon senso e ironico distacco, accettando serenamente gli inevitabili acciacchi che ci accompagnano e nello stesso tempo combattendo la nostra battaglia di persone che non intendono essere considerate dei malati per una pura questione anagrafica.